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La storia della pattuglia Bravo Due Zero: il "segreto" di una buona preparazione.
Il 2 agosto del 1990 Saddam Hussein invase il Kuwait per annetterlo al proprio territorio. Gli Stati Uniti reagirono immediatamente iniziando a trasportare in Arabia Saudita uomini e mezzi, lanciando l'operazione che si concluse con il cessate il fuoco del 28 febbraio 1991, quando le forze della coalizione alleata ripresero possesso del Kuwait. Le operazioni militari alleate iniziarono il 17 gennaio con una campagna di bombardamenti aerei, conclusa con una brevissima azione terrestre che praticamente non incontrò alcuna resistenza (24-27 febbraio).

Per le prima volta nella storia dell'ONU il Consiglio di Sicurezza aveva autorizzato l'uso della forza contro una Stato membro. Questo significava che si erano create di fatto stranissime "alleanze". Per esempio, della coalizione facevano parte Israele e la Siria, che è ancor oggi (1998) formalmente in stato di guerra con Gerusalemme. Gli Arabi avevano accettato questa incongruenza (essere dalla stessa parte del nemico mortale) con la tacita intesa che Israele non avrebbe partecipato attivamente alle operazioni militari. Per questa ragione fin dall'inizio uno degli obiettivi principali di Saddam fu di spingere Israele a scendere apertamente in campo. Naturalmente gli USA avevano l'obiettivo esattamente contrario, ossia tenere lontana Gerusalemme dal campo di battaglia. Per raggiungere il suo obiettivo Saddam iniziò la guerra degli SCUD: ossia lanciare missili contro Israele quasi alla cieca (vista la loro scarsa precisione). Per raggiungere il loro obiettivo gli Alleati ricorsero a una delle missioni più pericolose che si possano concepire: infiltrare in piena guerra in territorio avversario pattuglie incaricate di scovare gli SCUD e di indicarne la posizione ai comandi, che avrebbero provveduto a farli distruggere con incursioni aeree.

I SAS
Lo Special Air Service (o 22° Reggimento) britannico è una delle più famose unità militari del mondo. Dopo essersi costruito una solida fama con le operazioni nel deserto durante la Seconda Guerra Mondiale è diventata l'unità di élite delle forze britanniche, consolidando in oltre mezzo secolo di operazioni la sua immagine. La filosofia del SAS, i cui uomini vengono selezionati e addestrati con un percorso la cui durezza non ha eguali, ha notevoli punti di interesse per il mondo dell'impresa, perché tantissime delle tecniche impiegate per mantenere l'elevato livello operativo sono utilizzabili nel mondo del lavoro. Sir Peter de la Billière, il comandante del contingente britannico destinato a prender parte dalla Guerra del Golfo era stato un ufficiale del Reggimento. Perciò non appena il lancio degli SCUD iniziò a costituire un serio problema politico non ebbe dubbi: se c'era qualcuno in grado di sistemare le cose questi erano gli uomini del SAS. De la Billière riuscì a convincere Schwarzkopf della sua teoria e vennero pianificate le missioni di infiltramento delle pattuglie di osservatori in territorio iracheno.

Bravo Due Zero
La storia della pattuglia Bravo Due Zero è già entrata a pieno diritto nelle leggende militari più emozionanti. Il 22 gennaio 1991 8 uomini con un equipaggiamento di 80 kg a testa vennero infiltrati nelle retrovie irachene, nella parte settentrionale del Paese. Fin dalla prima notte della missione tutto iniziò ad andare esattamente al contrario di come pianificato. A cominciare dal fatto che gli uomini, equipaggiati per affrontare il "caldo" deserto iracheno, se la dovettero vedere con vento, pioggia e neve fin dalla seconda notte delle operazioni. La pattuglia venne scoperta il giorno dopo e si trovò impossibilitata a contattare la base per organizzare la missione di evacuazione. Dopo un primo, violento contatto a fuoco con il nemico gli 8 si divisero in due gruppi di 5 e 3 persone. Dopo una fuga rocambolesca (culminata con il "dirottamento" di un taxi) e la perdita di due uomini i sopravvissuti del gruppo di 5 vennero catturati a un paio di chilometri dal confine con la Siria. Degli altri 3 uno morì il secondo giorno, uno venne catturato il giorno successivo, mentre Chris Ryan riuscì a portare a termine la più clamorosa fuga della storia, percorrendo a piedi in otto giorni oltre 300 chilometri in un ambiente altamente ostile, mangiando in tutto due pacchetti di biscotti e restando senza bere gli ultimi tre giorni (partito in piena forma fisica, all'arrivo in Siria aveva perso 14 kg di massa muscolare!).

Cosa aveva permesso agli uomini di Bravo Due Zero di affrontare una prova così dura lasciando sul terreno, oltre che i propri tre caduti, oltre 250 avversari tra morti e feriti? Il "segreto" consisteva nell'addestramento scrupoloso cui vengo regolarmente sottoposti gli uomini. Ecco alcuni spunti che sono di sicuro interesse anche per chi vive nel mondo dell'Azienda.

La selezione.
Gli uomini del Reggimento sono tutti volontari. La filosofia del SAS è semplice: nulla a che fare con gli stereotipi da film di sergenti che urlano a squarciagola vessando le reclute. Molto più semplicemente, una serie di prove di resistenza e abilità sempre più difficili. Una delle parti più curate è lo studio del carattere delle persone. "Ti senti osservato in tutto, fin nei minimi dettagli - ha affermato un soldato che è riuscito a passare le selezioni. - Hai la sensazione che lo facciano non solo per capire se vali, ma perché se ti fanno entrare nel Reggimento un giorno la loro vita potrebbe dipendere anche da te, perciò vogliono essere sicuri di fare una buona scelta". Un particolare la dice lunga sulla filosofia del Reggimento in tema di scelta degli uomini: non ci sono cattivi soldati, ma solo cattivi istruttori.

Addestramento.
Il Reggimento ha sviluppato delle SOP (standard operating procedures) per qualsiasi tipo di attività debba affrontare: dall'infiltrazione di unità avversarie, alla demolizione di un impianto critico in territorio nemico. La messa a punto di queste SOP è un lunghissimo processo attorno cui ruota la maggior parte delle attività del Reggimento. Tutto quello che accade durante le operazioni "live" viene esaminato con un'attenzione da certosini. Ogni evento viene studiato fin nei minimi dettagli, anche i più insignificanti, alla spasmodica ricerca di spunti che aiutino a migliorare le future operazioni. Le SOP così elaborate sono il punto di riferimento per organizzare le attività di addestramento, che occupano la maggior parte della normale esistenza dei soldati del SAS. L'obiettivo di tutto questo? Insegnare agli uomini come cavarsela quando le cose vanno diversamente da come pianificato, cosa che accade nella maggior parte delle missioni. In altre parole: impara e fai tue le procedure, perché è il solo modo in cui potrai riuscire a improvvisare quando sarà necessario. Per esempio, appena arrivati nel deserto saudita gli uomini si lamentarono con il responsabile operativo della missione perché mancavano un sacco di materiali ritenuti indispensabili. L'ufficiale rispose: "Arrangiatevi! Non siete a casa vostra. Dovete improvvisare: quello che fa la forza del Reggimento è proprio il saper improvvisare". Gli uomini vengono addestrati a controllare la paura e a rispondere positivamente a qualsiasi minaccia. Una delle prime cose che viene insegnata agli aspiranti SAS è: "Addestrati duramente, combatti facilmente. Addestrati facilmente, combatti duramente … e muori.

Il gruppo e la leadership.
Non esistono azioni individuali. Anche quando (raramente) un evento viene gestito da un singolo, questi ha sempre alle sue spalle una squadra di persone che lavora per metterlo nelle condizioni ideali per raggiungere l'obiettivo. In questo senso fin dall'inizio c'è un'enorme responsabilizzazione degli uomini, che imparano a vedere la realtà come un lavoro di gruppo, dove le competenze della squadra sono sempre superiori alla somma delle competenze degli individui. E' inoltre importantissimo il riuscire a guadagnare il rispetto dei compagni. In questo senso il Reggimento riesce ad amalgamare persone che hanno caratteri molto diversi. C'è anche una forte tolleranza, dovuta anche al fatto che nel Reggimento operano persone di differente nazionalità (tutti comunque appartenenti all'orbita del Commonwealth). In effetti, alla fine tu vali per quello che sai fare e per l'impegno che metti nel farlo. Stesso discorso per la leadership: esiste certamente un livello di leadership "formale", anche se il vero capo è quello che riesce a guadagnarsi i galloni sul campo, dove comunque il comando delle unità operative è sempre gestito con una forte condivisione delle responsabilità.

Il capo è più un primus inter pares cui spetta l'ultima parola in caso di divergenza, perché le decisioni operative più importanti vengono prese cercando di sfruttare il contributo di esperienza di tutti i membri del gruppo.